Uno SmarTalk con Diletta

Pubblicato il 14/10/2020

 

Quattro chiacchiere con la conduttrice dei nostri SmarTalk

 

 

Cosa ti aspetti da questa avventura che stai per iniziare con Spazio Lenovo?

C’è un aspetto del mio lavoro che ho sempre adorato: la possibilità di imparare costantemente cose nuove attraverso il dialogo con l’altro, chiunque esso sia.

Ti prepari prima, ma il bello viene dopo, quando senti le risposte. Mi aspetto dunque di incrociare nuove storie e nuovi spunti di discussione: se tutto va bene, riuscirò a mettere in crisi molte delle opinioni che ho maturato negli anni (sul digitale, e non solo). 
Considerato poi il periodo storico, sono emozionata all’idea di abitare uno spazio fisico, nuovamente, con un talk. Mi è mancato molto. 

 

La cosa più smart che hai fatto nella tua vita?

Due traslochi in sei mesi, con il lockdown in mezzo, sono sufficienti? Scherzi a parte, nonostante la mia propensione all”always on, mantengo un’accezione ampia del termine “smart”, che associo più facilmente a esperienze ardue e frenetiche, più che a quelle tecnologiche. È anche una questione di formazione: non sono mai stata una “tecnica”, quanto una persona che ha masticato la tecnologia nei suoi effetti sulle nostre vite e abitudini.

 

Ti occupi prevalentemente di tecnologia e spettacoli: come interagiscono tra loro queste due anime?

Convivono e si compenetrano. La prima è nata con la curiosità: mi ricordo ì barcamp e gli anni in cui le “blogosfere” le dividevamo per area geografica (“I blogger di Milano, quelli di Roma, etc”). Da lì, quando sono diventata giornalista, ho iniziato anche a scriverne. Gli Spettacoli, invece, hanno sempre fatto parte dei miei anni in redazione, al fianco della cronaca. Quando sono diventata freelance ho tenuto con me entrambe le anime, perché più che i temi, contano gli approcci. Io mio, appunto, è sempre stato molto più spostato sul versante umanistico e sociologico: da questo punto di vista, Spettacolo e Tecnologia sono più vicini di quanto si pensi. 

 

Sei una grande appassionata di musica. Se fossi un album musicale, come ti recensiresti nella tua famosa rubrica Instagram #di15secondi?

Cosa avete ripescato! Tengo moltissimo a quell’idea, un esperimento che ha impegnato me e Vudio per un po’ (portai il format anche in trasferta a Sanremo) e che allenava parecchio le competenze di sintesi (è nata quando i video di Instagram duravano al massimo 15 secondi, appunto). Vediamo se ci riesco ancora:
“L’amore per le parole la tiene al sicuro. Il rischio, lo ripone nel costante cambio di tonalità. Suona come una presa diretta: le sporcature fanno parte del gioco, ma vanno colte. Sconsigliato l’ascolto distratto”. 

 

Secondo te è lo spettacolo che lancia nuove sfide alla tecnologia o l’innovazione che rende possibile un nuovo modo di intrattenere?

È una relazione i cui ruoli sono assimilabili a quelli di una coppia: se è solo uno dei due a trainare le cose, presto o tardi qualcosa si risolverà in un "niente di fatto". La riuscita dell'equazione ha a che fare con una serie di spinte alternate che non possono non tenere conto di altri fattori, da quelli storici a quelli culturali. Quante innovazioni sono arrivate "troppo presto" rispetto alle richieste del periodo (Segway) e quante sono state letteralmente affossate dalla miopia di un comparto? Lo spettacolo ha anche un'altra variabile fondamentale, cioè il pubblico. Sulla carta alcune tecnologie sarebbero dovute essere una naturale evoluzione per la domanda – vedi i Minidisc – e poi sono durate molto meno di altre, persino più antiche. Parimenti, ci sono idee di Spettacolo che nascono dalle potenzialità di uno strumento, come Astronomical, l'evento che il rapper Travis Scott ha realizzato con e su Fornite (il gioco) ed è stato trasmesso su piattaforme di streaming, da Twitch in giù. Un trend, o un caso isolato? Risponderà il tempo: non tutti possono avere i mezzi di Scott (uno show con tutti i crismi), ma già altri hanno pensato a come spostare i live su quelle piattaforme (SoundCloud su Twitch, per esempio).

 

Lo streaming annulla il concetto territoriale di utente. Come vedi nuovi attori come Spazio Lenovo all'interno dell'ecosistema di infotainment italiano?

A proposito di fattori che concorrono a modificare le richieste del pubblico e dello spettacolo, il lockdown del 2020 e la coda lunga delle norme che impongono nuove abitudini di sicurezza, ci hanno messo davanti a una delle funzioni primigenie della rete: mettere in connessione idee e conoscenza (e conoscenze). Abbattendo, appunto,i confini territoriali. Sembra una banalità, ma prima di questa pandemia mondiale era una delle cose che davamo per scontato.

Dopo questo periodo, chi decide di approntare un'offerta in streaming ha un'interessante sfida davanti, ma anche una certezza: ora il pubblico andrà in cerca di cosa vuole a prescindere dall'urgenza, considerando cosa quel prodotto riesce a trasmettere, in termine di contenuto e anche di realizzazione. Archiviata la pressione che ci ha fatto prendere d'assalto le piattaforme più disparate che già esistevano, ma che hanno guadagnato nuova attenzione, resta la consapevolezza di chiedere ai fornitori – editori, agenzie, aziende, artisti – qualcosa in più, che soddisfi il pubblico, ma lo faccia anche sentire "a casa" e non più "chiuso a casa".